Yoga e meditazione approdano nel nostro studio.

Al giorno d’oggi, quello che è un diritto sancito dalla Costituzione Italiana, attraverso l’Articolo n. 4, sembra essere un “bene” sempre più difficile da ottenere. Diritto al lavoro inteso non solo da parte del dipendente/lavoratore  a svolgere una attività secondo metodologie stabilite da decoro per ottenere uno stipendio adeguato alle mansioni affidate, ma visto anche come quotidianità in tutti gli aspetti sociali, economici, relazionali dell’azienda stessa.

Art. 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

Ottenere un incarico, fare in modo che un Cliente ti scelga nell’affidamento di un progetto, idearlo e condurlo fino alle fasi esecutive, per giungere, quindi, alla riscossione di quanto pattuito nelle quotazioni, sono passaggi divenuti – ognuno, senza distinzione – trame nelle quali doversi costantemente districare impegnando tempo ed energie, talvolta difficili da sostenere. Forze e pensiero che dovrebbero, certamente essere direzionati alla “produzione” di nuove sfide, nuovi obbiettivi, nuove realizzazioni… nuovo lavoro.

Vi si aggiunga a tutto ciò, il livello burocratico e i vincoli di carattere fiscale a cui siamo inevitabilmente sottoposti, e il risultato viene da sè.
La conseguenza, infatti,  è una quotidianità in cui, se non possiedi alcune caratteristiche intrinseche bene espresse, molto di ciò che fa parte del tuo operato, risulta privo di senso.
Queste caratteristiche sono a mio avviso: trasparenza, etica, generosità, sensibilità, equilibrio.
Quando un mio collaboratore dimentica qualcosa, non produce in linea con i miei brief, mostra anche solo piccoli segni di insofferenza, mi chiedo innanzitutto dove ho sbagliato io. Ma soprattutto mi chiedo cosa posso fare per “migliorare” tutto ciò che contribuisce ad alimentare un rapporto di lavoro.
In questo inizio d’anno, non mi interessa comprare un computer per essere più veloci (già lo siamo), sostituire la macchina fotografica con una più potente (quella che abbiamo è ottima); voglio  investire invece nel benessere dei miei collaboratori. Voglio che il nostro studio diventi ancor più un’oasi di serenità, dove la qualità e la forza del pensiero possano volare liberamente, come massima espressione del nostro valore di Uomini: perché ritengo che queste siano solide basi per lavorare bene.
Il nostro lavoro è complesso, a volte molto più che produrre pezzi in serie o applicare regole di produzione.
Consegnare la giusta immagine e far sì che un’azienda assomigli a se stessa in ogni suo prodotto di comunicazione è un’impresa per niente banale, soprattutto per noi che lo facciamo per mestiere.
Ho deciso perciò di far conoscere ai miei collaboratori la via che mi ha dato più volte grandi risultati nello smaltimento dello stress accumulato; ho organizzato una serie di incontri con Cristina Tuscano, psicologa, mediatrice familiare, insegnante di yoga e meditazione.
I primi due appuntamenti si sono svolti a metà dicembre e a metà gennaio.
Ne seguiranno altri per approfondire le tecniche di rilassamento, ispirate alle filosofie orientali e riadattate in una chiave di facile approccio per noi “occidentali”, integrate con un percorso di conoscenza e approfondimento delle relazioni interpersonali.
Gli incontri sono una ulteriore testimonianza – se ce fosse bisogno – di una attenzione al benessere psicofisico e ai valori che fanno di un luogo di lavoro una buona dimora dove sentirsi sereni e al sicuro.
Sono cosciente del fatto che dai miei collaboratori pretendo molto, in relazione ai loro doveri e alle loro scelte.
A loro, tuttavia, metto a disposizione ogni cosa che conosco per rendere le cose che avvengono, delle grandi cose da ricordare con il sorriso. Cose che – voglio poter dire – concorrono nel loro piccolo al progresso spirituale del mondo che ci circonda.
Giuliano Cremasco